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A tutto Cuzzolino. Una delle stelle del firmamento biancazzurro del futsal si è raccontato al sito ufficiale del club in una lunga ed interessante intervista che vi riproponiamo in versione integrale.

Buona lettura!

ll Pescara, l’Abruzzo, la sua Argentina, l’amicizia con Ricky Alvarez. Passioni, prospettive e speranze del campione del mondo argentino, tutto in un’intervista esclusiva concessa alla nostra redazione.

L’Italia e l’Argentina sono da sempre unite da un ponte culturale solidissimo. Leandro, sei da oltre dieci anni in Italia, da otto qui in Abruzzo. Come ti trovi in Italia? Cosa ti manca della tua terra?

Ci sono molti aspetti che legano Italia e Argentina e i rispettivi popoli. Io personalmente mi trovo molto bene in Italia, i miei genitori hanno origini italiane e amo l’Abruzzo. Da quando sono qui ho vissuto dei momenti molto importanti, sia a livello sportivo che personale. Ho conquistato diversi trofei e due anni fa mia figlia Zoe è nata qui. A Pescara si vive bene, però non posso negare che l’Argentina a volte mi manca. In Sud America c’è la mia famiglia e molti miei amici. Un altro aspetto che mi fa sentire un pò di nostalgia è quello culinario.

La domanda sorge spontanea: cucina italiana o cucina argentina?

La domanda mi mette in difficoltà. La cucina italiana è fra le migliori al mondo. Io adoro mangiare piatti a base di carne. Il piatto nazionale argentino è l’asado, la grigliata di carne; molto gettonata è anche l’entraña argentina, un taglio molto sottile unico nel suo genere. Però non mi posso lamentare anche qui in Abruzzo ci sono tagli di carne prelibati.

In Argentina hai mosso i primi passi in campo con Ricky Alvarez. Lo senti ancora?

Si certo, ci lega una bella amicizia. Siamo cresciuti insieme facendo tutta la trafila del settore giovanile nella squadra di Guarirete. Lui, ad un certo punto, ha scelto il calcio io ho continuato con il futsal. Nonostante le nostre strade si siano separate ci continuiamo a sentire. L’ultima volta ci siamo visti quando è venuto a giocare qui a Pescara con la Sampdoria.

Di te in campo, oltre al tuo sinistro “velenoso”, colpisce la grande sicurezza nella gestione della palla: sei un giocatore che non la butta mai via ma, che la gioca sempre con accortezza ed eleganza anche nei momenti difficoltà. Come fai? Ti ispiri a qualcuno?

Nel corso della mia carriera non mi sono mai ispirato a nessuno in particolare. Sono ottimista e paziente di natura. E in casi del genere ancora di più. Di momenti difficili nel nostro sport ce ne sono tanti, è impensabile che durante una partita o in un intero campionato vada tutto perfettamente, ma l’importante è affrontare le difficoltà con positività, perché se uno si pone in maniera negativa solamente peggiorare. Giocare con tranquillità diventa anche più facile quando si fa parte di una squadra che pratica un certo tipo di Futsal.

Parliamo del Pescara. Una marcia incredibile in campionato: sta funzionando la scelta della società di affidarsi ad uno zoccolo duro d’esperienza fatto di grandi campioni, addizionati da giovani di prospettiva.

Non è una questione di carta d’identità. L’età o i successi del passato adesso non contano. È una questione di mentalità. Vogliamo tutti il bene del Pescara, questo è un gruppo che si è messo a lavorare con umiltà e determinazione. Senza questi due fattori non si va da nessuna parte. È indubbio che molti giovani migliorano quotidianamente, diventando sempre più importanti anche in prima squadra. Questa è la dimostrazione che si sta andando nella direzione giusta.

Dall’esterno si percepisce un gruppo unito, compatto, si percepisce quella che in Argentina chiamano “buena onda”.

È proprio cosi. Si respira un bel clima. La società ha puntato a formare un gruppo di grandi uomini prima che di grandi calciatori. Non basta essere campioni, ci deve essere lo spirito giusto, bisogna saper essere squadra, è questo che fa la differenza nell’arco della stagione.

Il prossimo impegno in programma è il big-match con la Luparense. Sfida decisiva?

Sarà una partita molto importante ma non decisiva. Ci saranno altre quattro partite in cui può succedere di tutto. E’ inutile fare proclami. E’ un campionato difficile e molto competitivo. Siamo concentratissimi su tutti gli obiettivi. Ora però Bisogna pensare solo alla prossima partita contro il Luparense.

Come ti vedi in futuro?

Non faccio mai programmi, però sicuramente mi piacerebbe restare in questo mondo. Amo questo sport sarebbe bello restarci anche in futuro come allenatore o magari come dirigente.

Grazie Leandro, alla prossima.

Grazie a voi e un saluto a tutti i tifosi biancazzurri