“Abbiamo rotto l’incantesimo, ora i gradoni”

"Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda. E' raro vincere, in questi casi, ma qualche volta si vince..." (da "Il buio oltre la siepe" di Harper Lee)

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Zdenek Zeman (Pescara)

Una rondine non fa primavera. D’altro canto siamo solo a febbraio, troppo presto per dire addio all’inverno e troppo tardi per raddrizzare una stagione triste. L’assunto generale vale anche per il calcio. E, soprattutto, vale per il Pescara. La salvezza rimane difficilissima, praticamente un miraggio. E’ inutile negarlo. Lo ha ammesso Zeman stesso, con il candore delle sue frasi sussurrate anche dopo una giornata memorabile. “Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda. E’ raro vincere, in questi casi, ma qualche volta si vince…”

Il primo risultato, però, ZZ lo ha portato. Un sussulto d’orgoglio, finalmente una dimostrazione di dignità. Al di là del roboante punteggio, figlio anche dell’inconsistenza di un Genoa in piena crisi di identità (e non solo). Ma proprio questa considerazione lascia ancor di più l’amaro in bocca di quello che poteva essere e non è stato. E, allo stesso tempo, pone quesiti importanti.

– In sole 48 ore, Zeman come ha potuto rigenerare una squadra abulica che non era mai stata capace di vincere una gara in campionato e che era reduce da due imbarazzanti sconfitte con 11 gol incassati?

Il Pescara non è una squadra di fenomeni, ma non è nemmeno quell’armata Brancaleone vista all’opera fino a ieri l’altro. Ha tanti problemi e molte lacune strutturali, senza dubbio. Ma non è una squadra che valeva 6 punti in 24 giornate. La mano di Zeman, però, si è già (intra)vista. In molti aspetti. Quali? Sul modo di coprire il campo, sull’intensità, sulla ricerca della verticalizzazione immediata invece del fraseggio prolungato e fine a se stesso, sulla scelta di optare per un centravanti vero e non su un falso nueve, sulla semplicità di certe soluzioni cercate e trovate e, più in generale, nell’idea di calcio che c’è alla base del suo credo. Basti pensare al primo gol di Caprari. Lì c’è il sunto di un modo di creare, vivere ed interpretare il gioco più amato dagli italiani che non ha emuli. Nel bene e nel male.

– Quanta responsabilità ha il nucleo squadra, al di là dei demeriti di Oddo (che ci sono), nelle precedenti e disastrose 24 giornate?

Un cambio di guida tecnica porta inevitabilmente seco uno scossone. Non lo diciamo noi, lo dice la storia del calcio. E a Pescara c’è stato un eclatante episodio recente: l’avvicendamento Baroni – Oddo. Anche allora un brutto anatroccolo si trasformò in cigno maestoso. Altra categoria e altra squadra (sicuramente più forte nel suo contesto), d’accordo, ma anche allora in appena 3 giorni si ebbe una clamorosa mutazione. Anche allora, come oggi, i meriti del subentrante iniziavano dove finivano i demeriti dell’esonerato. Anche allora, come oggi, il cambio fu tardivo. Anche allora, come oggi, alla squadra venne tolto l’ultimo alibi.

Dire però che la squadra giocava contro Oddo è una esagerazione figlia dell’emotività del momento e dei luoghi comuni. Probabilmente era entrata in una spirale negativa dalla quale è più facile venire risucchiati piuttosto che uscirne. Certamente, però, tra il gruppo ed il tecnico si era rotto qualcosa. Oddo non aveva più la situazione in mano ed era in confusione, come testimoniano alcune scelte (di campo e di esternazioni pubbliche). E viene in mente una scena di un celebre film di animazione, con una frase eloquente: “Con tutti i maledetti lupi che ci sono, adesso vuoi diventare cattivo anche tu. E’ inutile, non lo sei dentro”. Quando si inizia qualcosa di nuovo, psicologicamente si è carichi e concentrati al massimo. L’arrivo di un nuovo allenatore ha fornito nuovi stimoli ed azzerato tutto: lo scossone probabilmente ci sarebbe stato con qualunque tecnico. Ma di certo non in queste proporzioni.

“Abbiamo rotto l’incantesimo, ora i gradoni”, ha detto Zdenek Zeman dopo la manita. Una minima componente diamola anche alla fortuna, ma in percentuale infinitesimale. Contro il Grifone è andato tutto liscio. Per settimane i protagonisti avevano sperato in una scintilla che potesse scatenare l’incendio e quella scintilla è stato l’autogol che ha aperto le danze. Ma chiaramente non si può ridurre tutto a questo, anche perchè quando si collezionano certi risultati e, ad esempio, si falliscono 5 rigori su 7 calciati, la Dea Bendata ha una incidenza assai relativa…

Le precedenti domande celano in se stesse la terza, che ne rappresenta il sunto e la sintesi.

– Il cambio di guida tecnica non poteva esserci prima? La risposta è scontata. Assolutamente si. Poteva e, soprattutto, doveva esserci prima. Mesi fa, quando tutto era ancora in ballo e non sarebbe servita l’impresa titanica per mantenere la categoria. Quando? Dopo la debacle contro l’Empoli o qualche settimana dopo, non più tardi. Perchè – è noto – errare è umano, perseverare è diabolico. E può portare ad amari rimpianti. Una serie A così scarsa dove con poco (anche con un mercato diverso…) ci si poteva agevolmente salvare non capita tutti gli anni….

Si ringrazia per la collaborazione Melania Morelli 

  • Pingback: Sebastiani: "La squadra non era contro Oddo. E Zeman..." - PESCARA Sport 24()

  • fabrizio

    non dobbiamo esagerare con i complimenti, pero’ zeman ci fara’ punti non so quanti se serviranno alla salvezza, ma il carisma suo e’ stato determinante per me anche il fraseggio di oddo tornera’ utile al momento opportuno quando si trattera’ di far girare la palla. grande zeman i tuoi ideali , gia ‘ valgono il prezzo del biglietto

  • fabrizio

    zeman sei come il tuo connazionale regista ceko ” karel zeman”, uno dei suoi migliori film “la diabolica invenzione”, le tue giocate sono diaboliche per gli avversari tutti dietro zeman fino in fondo.grande uomo, grande in tutto.