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Pescara è davvero un film. Nemmeno il più fantasioso degli sceneggiatori di Hollywood avrebbe potuto mettere in piedi una storia come quella vista in città nelle ultime due settimane. L’Oddovolante ha perso quota fino a schiantarsi alle porte di Zemanlandia ed ora è pronto per essere girato il sequel di un film campione di incassi e di critica un lustro fa. I seguiti, è noto, raramente soddisfano le attese ma il tentativo andava fatto. E si farà, anche se le prime 14 scene avranno attori non scelti con un casting del regista boemo.

Pescara è davvero un film. Il genere – però – è variabile. Dalla riproduzione de “L’allenatore del pallone” vol. 3 a “Titanic”, passando per “La corazzata Potëmkin”, le ultime settimane di Oddo sulla panchina del Pescara hanno fatto da prologo – thrilling allo Zeman bis.

“Se scappi, ti sposo” sembrava la storia tra il boemo e il Delfino dopo l’addio del 2012. Corteggiamenti e rifiuti, ammiccamenti, mazzi di rose, carbonare e stracci volati. Lo “Sliding doors” del 2015 sembrava aver messo fine ad una storia che pareva aver preso la piega di un film di Troisi, “Sembrava fosse amore… invece era un calesse”, ed invece era il più classico litigio tra due ex fidanzati, tra Orgoglio e pregiudizio, ancora gelosi l’uno dell’altra. Il calcio – si sa – è questione di passione e, per dirla alla Venditti, “certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”. Tra Zeman e il Pescara forse non è amore puro, ma un matrimonio di interesse. Reciproco. L’attempata signora, dal fascino e dal carisma ineguagliabili, ed il playboy dall’anagrafe più verde ma non facoltoso che, dopo la sbandata per la donzella più giovane ed avvenente, è tornato all’usato garantito: ZZ e il Delfino non potevano fare altro che tornare l’uno nelle braccia dell’altro. D’altro canto il loro legame è stato bello, bellissimo. Intenso e violento come solo le grandi passioni possono essere, nel bene e nel male.

Pescara è davvero un film. Dopo il “Divorzio all’italiana”, Zeman per il Pescara è stato come Patrick Swayze in Ghost in questi cinque anni, anche quando il Delfino volteggiava in Dirty Dancing con la nuova fiamma. Presente sempre e comunque, ora come termine di paragone ora come spettro, anche nei momenti migliori. Da “Amanti perduti”  a “Un tram (l’ultimo per entrambi) che si chiama desiderio”, con la risposta arrivata dopo una notte di “Insonnia d’amore”: Zeman è pronto per il suo “Ultimo tango a….Pescara”. Il filo interrotto è stato riannodato, con tutti i rischi del caso. Il passato glorioso sarà il primo avversario da battere, forse ancor più dell’addio e dei mancati ritorni. Sarà dunque fondamentale resettare tutto per ripartire. “Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto, chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdámmoce ‘o ppassato”: nel soundtrack dello Zeman 2.0 non potrà mancare questo motivetto.

Alle porte ci sono 14 cortometraggi, da legare insieme per un capolavoro in “Nove settimane e mezzo”: ZZ e “La grande bellezza” del suo calcio per realizzare la “Mission Impossible”. Pura utopia? “La bellezza salverà il mondo”, scriveva Dostoevskij, ma probabilmente non basterà a salvare il Delfino. Si dovrà però girare il prequel del nuovo kolossal. Il prossimo ciak? Da giugno 2017: “Nuovo cinema Paradiso”. Pescara è davvero un film….