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Un capolavoro nato da una grandissima delusione. 9 giugno 2015: al minuto 92 di Bologna – Pescara, finale di ritorno dei playoff, su una traversa dello stadio Dall’Ara si infrangono i sogni di gloria del Pescara. La partita finisce in parità, ma a festeggiare è il Bologna. Per il Pescara solo lacrime e la soddisfazione di aver dato spettacolo per cinque gare ed aver concluso l’appendice del campionato da imbattuto. Ma proprio quella sera venne gettato il seme destinato, un anno dopo, a far raccogliere il frutto più dolce…

Il condottiero c’è già, quel Massimo Oddo che aveva stupito tutti, con la Primavera e con la prima squadra ai playoff. Si riparte con un “Propheta in patria” e già questa è una novità.

Il mercato porta l’ennesima rivoluzione. Vanno via in molti, tutti i big eccetto Memushaj, ed arrivano tanti giovani di belle speranze capitanati da un certo Gianluca Lapadula, un tipetto niente male che dopo aver incantato a Teramo ha una voglia incredibile di mettersi finalmente alla prova in Serie B. Nel rush finale di mercato arrivano Benali, il capocannoniere di B in carica Cocco e Campagnaro, acquisti deluxe per un Pescara ambiziosissimo.  La stagione – partita in ritardo per la vicenda scommesse/gare truccate ed i relativi ripescaggi – inizia male, un sonoro ko a Livorno con la squadra rabberciata, e prosegue tra alti e bassi. Fuori dal campo si consuma la frattura tra Iannascoli e Sebastiani. L’a.d. resta in società, ma si dimette dalla carica. Sebastiani è ora “un uomo solo al comando”, come Fausto Coppi nella celebre definizione di Mario Ferretti. Ha un traguardo da centrare, la Serie A. Il suo Pescara chiude l’anno solare in crescendo. Caprari e Lapadula, i nuovi gemelli del gol, trascinano un collettivo che pratica il miglior calcio della Serie B e detta legge su ogni campo. Il processo di maturazione di una squadra di nuovo conio è iniziato. Con 4 vittorie consecutive, la Oddo’s band al giro di boa è quarta a quota 37 punti. E con un 2016 tutto da scrivere, con inchiostro azzurro su pagine bianche.

Al mercato di gennaio i gioielli sono blindati, salutano Fiamozzi ed il “Sindaco” Sansovini ma arrivano Pasquato, Verde, Acosta, Vitturini, Mazzotta e Coda. Sul campo è ancora uno show: il tris di vittorie contro Livorno, Perugia e Bari permettono ad Oddo di eguagliare la striscia vincente di Zeman, sette vittorie consecutive. Un record. Prima di Perugia, il tecnico si lancia in una previsione: “Se vinciamo al Curi, andiamo in Serie A”. Detto, fatto: il Pescara surclassa gli umbri, uno 0-4 senza storie con una prova di forza schiacciante. E’ il periodo nel quale si pensa alla Serie A diretta, scalzando Cagliari o Crotone dalle prime due posizioni oppure andando a braccetto con sardi e calabresi nella massima serie staccando di 10 punti la quarta.

La profezia di Oddo era destinata a realizzarsi, ma in modo diverso da un approdo diretto. Dal gol di Donnarumma all’86’ di Salernitana – Pescara, quarta giornata del girone di ritorno, al successo con il Como del 2 aprile, firmato ancora una volta Gianluca Lapadula, il Delfino cade in un letargo che sembrava senza fine. Tre punti in 9 partite, frutto di 6 sconfitte e tre pareggi: il bellissimo Pescara che fu si perde nei meandri di paure ed insicurezze, pagando anche dazio ad una serie sfortunata di infortuni e a qualche svista arbitrale non clamorosa ma sicuramente penalizzante. I biancazzurri finiscono ai margini della zona playoff, il rischio concreto è quello di veder vanificato quanto di buono fatto fino a quel momento. Poi, d’incanto, la svolta. Serviva una scintilla per riaccendere un fuoco che non si era spento ma che ardeva ancora sotto la brace. Dal successo con i lariani a fine torneo regolare il Pescara non conoscerà più l’onta della sconfitta: nelle ultime 9 giornate, Oddo ed i suoi mettono insieme 7 successi e 2 pareggi, l’ultima sconfitta è quella del 26 marzo a Terni. Si torna al terzo posto, avendo il destino nelle proprie mani. Nell’ultima giornata della regular season, però, il pari interno con il Latina, che regala ai pontini la salvezza matematica, ed il contemporaneo successo del Trapani a Bari vanificano la possibilità di accedere ai playoff da terzi e con i vantaggi che questa posizione regala in chiave spareggi. Set ball sprecato, ma il meglio deve ancora venire…

Il destino riserva come primo avversario nell’operazione trionfo una vecchia conoscenza, quel Marco Baroni mai amato a Pescara che proprio un anno prima era stato avvicendato da Massimo Oddo sulla panchina biancazzurra. Nel preliminare il suo Novara ha espugnato Bari guadagnandosi la possibilità di regalare una dolce vendetta al tecnico, capace di battere il Delfino già per due volte durante la regular season. Al Piola, però, su un campo al limite della praticabilità causa nubifragio, Lapadula mette subito in chiaro le cose: questa volta a sorridere non saranno i piemontesi. L’ennesima gemma di Lapagol spiana la strada della vittoria, suggellata poi nella ripresa da Torreira al termine di una magistrale ripartenza. Per ipotecare la finale bastano due minuti nel match di ritorno. Segna ancora Lapadula, su assist delizioso di Pasquato che poi sigla in proprio il 2-0. La finale è ormai vicinissima. Il Novara approfitta di un calo di tensione dei biancazzurri e pareggia i conti, ma il Delfino torna subito squalo e con una doppietta di Daniele Verde chiude i conti. La finale è conquistata, la seconda in due anni.

Questa volta l’avversario è il sorprendente Trapani dell’ex Serse Cosmi, artefice di un girone di ritorno fantastico e con una striscia aperta di 18 risultati utili consecutivi, 14 vittorie e 4 pareggi.  Liquidato lo Spezia in semifinale, per i siciliani c’è un appuntamento con la storia. Di mezzo, però, ci sono una squadra affamata e una tifoseria che si stringe ai suoi beniamini in un abbraccio caloroso senza eguali. In 16 ore vengono letteralmente polverizzati i tagliandi per assistere al primo match e il giorno della gara, al risveglio muscolare dei ragazzi a piazza Salotto, in migliaia accorrono per incitare Caprari e compagni. La sera, poi, il colpo d’occhio dell’Adriatico è da brividi, una gigantesca macchia umana biancazzurra che trascina il Pescara alla vittoria. La partita è scorbutica, il Trapani pensa più a distruggere che non a costruire, specie dopo l’ingenua espulsione di Scozzarella al 27′ pt. Ma ad inizio ripresa Benali trova il pertugio giusto, poi è il solito Lapadula ad annientare la resistenza della “Cosmic Band”: 2-0 finale e pensiero immediatamente rivolto al return match.

Lo stadio di Trapani è piccolo ma caldissimo, la capienza ridotta del Provinciale permette a soli 404  cuori biancazzurri di seguire la squadra in Sicilia. Ma in città l’attesa è febbrile e a piazza Salotto e in via Pepe il popolo pescarese si riunisce per vivere gli ultimi 90 minuti di fuoco. La gara parte in salita, il gol di Citro dopo 5 minuti riporta alla mente i fantasmi del passato. Il Pescara non si scompone ed in un clima da corrida lotta su ogni pallone. Si soffre, ma il Delfino è in partita. Al 12′ della ripresa, Valerio Verre estrae dal cilindro un gol capolavoro da 40 metri che gela Trapani e porta il Pescara ad un passo dalla A. La parola fine sulle speranze siciliane è l’espulsione di Scognamiglio. Il resto del match è solo uno sguardo continuo al cronometro in attesa che partano i titoli di coda di un film durato un anno e dal lieto fine più bello. Al triplice fischio del signor Maresca, il sogno diventa realtà: il Pescara è in Serie A! Che la festa abbia inizio, Pescara torna ad essere l’ombelico biancazzurro del mondo….