CONDIVIDI

365 giorni in agrodolce per il Delfino. Una prima metà di anno solare entusiasmante ed indimenticabile, culminata con l’approdo in A, una seconda parte assolutamente da bollino rosso. Un anno dai due volti, dunque, questo 2016 che ci saluta lasciando spazio al 2017.

GENNAIO – GIUGNO. Il 2015 si era chiuso in modo esaltante. Pescara in forte ascesa ed il mercato a promettere fuochi d’artificio. Sul campo ad inizio 2016 è ancora uno show, come in chiusura di 2015: il tris di vittorie contro Livorno, Perugia e Bari permettono ad Oddo di eguagliare la striscia vincente di Zeman, sette vittorie consecutive.

Poi la crisi. Nera, nerissima. Capace di mettere in discussione il rapporto con Oddo, che a Terni si convinse a rassegnare le dimissioni. Restò al suo posto, la società era convita della bontà del lavoro svolto dal tecnico. Il retroscena fu svelato solo dopo molti mesi, a capolavoro compiuto. Ma da fine gennaio ad inizio aprile Pescara tornò a vedere le streghe.

Dal gol di Donnarumma all’86’ di Salernitana – Pescara, quarta giornata del girone di ritorno, al successo con il Como del 2 aprile, firmato ancora una volta Gianluca Lapadula, il Delfino cadde infatti in un letargo che sembrava senza fine. Tre punti in 9 partite, frutto di 6 sconfitte e tre pareggi. I biancazzurri finiscono ai margini della zona playoff, il rischio concreto è quello di veder vanificato quanto di buono fatto fino a quel momento.

Poi, d’incanto, la svolta. Dal successo con i lariani a fine torneo regolare il Pescara non conoscerà più l’onta della sconfitta: nelle ultime 9 giornate, Oddo ed i suoi mettono insieme 7 successi e 2 pareggi. Nell’ultima giornata della regular season, però, il pari interno con il Latina, che regala ai pontini la salvezza matematica, ed il contemporaneo successo del Trapani a Bari vanificano la possibilità di accedere ai playoff da terzi. 

Il destino riserva come primo avversario nell’operazione trionfo una vecchia conoscenza, quel Marco Baroni mai amato a Pescara che proprio un anno prima era stato avvicendato da Massimo Oddo sulla panchina biancazzurra. Al Piola, però, su un campo al limite della praticabilità causa nubifragio, Lapadula mette subito in chiaro le cose: a sorridere non saranno i piemontesi. L’ennesima gemma di Lapagol spiana la strada della vittoria, suggellata poi nella ripresa da Torreira al termine di una magistrale ripartenza. Per ipotecare la finale bastano due minuti nel match di ritorno. Segna ancora Lapadula, poi Pasquato e Verde (doppietta) fissano il punteggio sul 4-2. La finale è realtà. 

Questa volta l’avversario è il sorprendente Trapani dell’ex Serse Cosmi, artefice di un girone di ritorno fantastico e con una striscia aperta di 18 risultati utili consecutivi.  Liquidato lo Spezia in semifinale, per i siciliani c’è un appuntamento con la storia. Di mezzo, però, ci sono una squadra affamata e una tifoseria che si stringe ai suoi beniamini in un abbraccio caloroso senza eguali. La gara dell’Adriatico è scorbutica, il Trapani pensa più a distruggere che non a costruire, specie dopo l’ingenua espulsione di Scozzarella al 27′ pt. Ma ad inizio ripresa Benali e Lapadula annientano la resistenza della “Cosmic Band”: 2-0 finale e pensiero immediatamente rivolto al return match.

La gara parte in salita, il gol di Citro dopo 5 minuti riporta alla mente i fantasmi del passato. Il Pescara non si scompone ed in un clima da corrida lotta su ogni pallone. Si soffre, ma il Delfino è in partita. Al 12′ della ripresa, Valerio Verre estrae dal cilindro un gol capolavoro da 40 metri che gela Trapani e porta il Pescara ad un passo dalla A. La parola fine sulle speranze siciliane è l’espulsione di Scognamiglio. Il resto del match è solo uno sguardo continuo al cronometro in attesa che partano i titoli di coda di un film durato un anno e dal lieto fine più bello. Al triplice fischio del signor Maresca, il sogno diventa realtà: il Pescara è in Serie A 

LUGLIO – DICEMBRE. L’estate si apre con il marcato, ovviamente. Partono 3 gioielli. Ma lo si sapeva. Mandragora va alla Juve, Torreira torna alla Samp e, dopo un’infinita telenovela con mille colpi di scena e mille pretendenti, Lapadula sposa il Milan. 9 milioni in tre anni per il Pescara che resta orfano dell’uomo da 30 gol. La sessione di trattative porta in dote al confermato Oddo parecchi ritocchi, ma non tutti si riveleranno azzeccati: Bizzarri, Gyomber, Biraghi, Pepe, Aquilani, Brugman (di rientro da Palermo), Manaj, Pigliacelli (di ritorno da Vercelli), Cristante, Bahebeck, Muric e Pettinari. Fino all’ultimo si è cercato di reperire un centravanti ed un altro difensore, lacune visibili sin dal ritiro di Palena (3 settimane intense nel centro abruzzese per la truppa) e mai colmate.

La stagione si apre però sotto una stella buona. Almeno come prestazioni. Uno scoppiettante 2-2 con il Napoli, con i biancazzurri capaci addirittura di chiudere il primo tempo sul 2-0, tiene la Cenerentola pescarese a battesimo nel ritorno in A. Segue la sconfitta con il Sassuolo, poi ribaltata dal Giudice Sportivo in uno 0-3. I tre punti a tavolino, ancora sub judice (il 9 gennaio la sentenza definitiva), saranno croce e delizia del Delfino: illuderanno tanti, tantissimi ma terranno a galla la squadra per parecchie settimane. Si, perchè il Pescara finora non è stato ancora in grado di vincere sul campo una partita. Tante buone prestazioni, ma alla voce vittorie un mestissimo zero. Pensate che l’ultima vittoria in A del club risale al 6 gennaio 2012, quando la banda di Bergodi espugnò Firenze per 0-2 (del 21 dicembre 2012, invece, l’ultima vittoria interna quando Togni sui titoli di coda del match già in atto “purgò” il Catania con un calcio di punizione vincente).

Polemiche a non finire e due forti contestazioni a dicembre hanno segnato l’ultima parte dell’anno: la prima in occasione della cena di Natale del club, la seconda dopo la sconfitta interna contro il Bologna nell’ultima gara disputata all’Adriatico. Nelle ultime 10 gare di campionato il Pescara ha racimolato la miseria di 2 punti, entrambi colti in extremis: contro il cagliari ridotto per un’ora in 10 e a Palermo su rigore quando però Biraghi e soci avrebbero meritato la vittoria. A corollario di questo triste score, anche l’eliminazione in Coppa Italia firmata dall’Atalanta 2. “C’è da vergognarsi”, dissero allora Oddo e Sebastiani in coro.

La speranza per il 2017 entrante è che il popolo pescarese non debba più vergognarsi di coloro che indossano la casacca amata. Perdere si può – fa parte dello sport e della vita – perdere senza lottare, senza orgoglio e senza dignità assolutamente no. Si riparte dal punto conquistato a Palermo e dall’abbraccio della squadra a mister Oddo. Un abbraccio stretto, sincero. Ed il destino, anche se a campi invertiti, propone al cospetto del Pescara nel 2017 subito una squadra che rievoca i ricordi dell’ultima vittoria: la Fiorentina. E vuoi vedere che i corsi e ricorsi storici di vichiana memoria si avvereranno in data 8 gennaio?