CONDIVIDI

Vincere per tornare a sperare. Vincere per salvare la dignità, dare una bella boccata d’ossigeno alla classifica e per accorciare prepotentemente sull’Empoli. La vittoria, questa sconosciuta, è la migliore medicina nel mondo dello sport. Può curare i mali della graduatoria e riunire un ambiente spaccato. Vale tanto per il Pescara, quanto per il Palermo.

Vincere, solamente vincere. E’ un dogma più per i rosanero, che giocano in casa, che per i biancazzurri, i quali dopo aver totalizzato un punto appena nelle ultime 9 gare di campionato (quello colto all’ultimo respiro in casa contro un Cagliari ridotto in 10 per 60 minuti) possono accogliere con favore anche un pari. Una vittoria – stiamo per scrivere una banalità colossale – sarebbe fondamentale tanto più che le prossime 6 gare, quelle apriranno il 2017, riserveranno a Oddo e soci in rapida successione Fiorentina, Napoli, Sassuolo, Inter, Lazio e Torino. Non proprio gare agevoli.

Vincere significherebbe anche “aiutare” il mercato ormai prossimo ad aprire i battenti. Con il Pescara ancora in corsa sarebbe certamente più facile convincere calciatori di spessore a sposare la causa biacanzzurra. Un ko, invece, renderebbe tutto ancor più complicato, sul campo e in sede di mercato.

Palermo e Pescara non possono fare sconti. La pressione è forse più sugli uomini di Corini, reduci dal successo in rimonta di Genova e chiamati, davanti ad un pubblico numeroso, il primo successo stagionale tra le mura amiche. Finora al Barbera 8 ko su 8 gare disputate, una marcia che spedisce dritti in serie B. I rosanero devono assolutamente invertire la tendenza interna per sperare e la sconfitta dell’Empoli a Bergamo nell’anticipo è un assist da non sciupare. Ma il medesimo assist può (anzi, dovrebbe) essere sfruttato dal Pescara i cui numeri sono ancora peggiori di quelli dei diretti avversari: 5 punti sul campo, mai una vittoria se non quella a tavolino sul campo e mille problemi di varia natura e genere.

E’ vietato fallire, insomma, per entrambe. A Palermo parte forse l’ultimo treno per la salvezza. Chi lo prenderà?