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Si può privare a salvare il salvabile? Ce lo spiega  la fortunatissima rubrica di PescaraSport24 “CALCIOLOGICAMENTE”, curata dal dott. Pietro Literio. Le vicende del Delfino raccontate da un punto di vista del tutto peculiare e molto interessante che parte dal difficilissimo momento attuale. Buona lettura!

La Legge di Murphy colpisce anche il Pescara: “Se qualcosa deve andare male ci andrà”! Un bel mix e circolo vizioso di infortuni (ripetuti e numerosi), errori di mercato, politica societaria (che ha puntato su giocatori da costruire o ricostruire invece che pronti), scarsa fisicità, limiti di personalità, rigori sbagliati e sfortuna che hanno portato a non vincere mai sul campo (12 sconfitte, 5 pareggi, 13 gol fatti e 32 subiti e ultimo posto in classifica italiana e europea).

Tutti questi fattori messi insieme e in sinergia tra loro hanno inciso negativamente sempre più sulla “testa” dei giocatori, staff e ambiente (progressivamente disinnamorato e arrabbiato). La partita contro il Bologna dimostra che il Pescara “sta perdendo la testa” (nervosismo, confusione tattica, paura di rischiare/sbagliare, palloni persi, passaggi sbagliati, ecc.).

In questo “circolo vizioso” la fanno da padrona gli INFORTUNI in questa stagione di serie A del Delfino (vedi Baebeck, Gyomber, Verre, Pepe, Mitrita, Manaj, Coda, Campagnaro e chi più ne ha più metta) e per capirne l’importanza basta analizzare il miracolo Leicester: tra i fattori che hanno fatto la differenza con le altre squadre prestigiose, permettendo di vincere il campionato, troviamo i minori infortuni (e squalifiche), i rigori realizzati (10 su 13) e la “fame” dei giocatori (assieme alle scarse aspettative ambientali).

Sempre, a proposito dell’importanza e dell’incidenza degli infortuni in un campionato, basta vedere in “casa nostra” il tracollo del “miracoloso” Sassuolo (di inizio stagione) dall’infortunio di Berardi in poi.

Per quanto riguarda invece gli “errori fatti” di inizio stagione, è lo stesso presidente Sebastiani a “certificarli”: “abbiamo sopravvalutato qualche giocatore… forse abbiamo fatto errori nel mercato sopravvalutando qualcuno…

Ma capitan Oddo non è Schettino e “non abbandona la nave”, che sembra affondare: “se non mi cacciano starò qui fino alla morte.. di sicuro ci metterò la faccia fino alla fine… perché il capo di una squadra non si ritira mai!”

Ora è alto il rischio di depressione sportiva (un mix di impotenza, frustrazione/rabbia/colpa, espresse anche in contestazioni più distruttive) se non cambia qualcosa.

Tuttavia, la prima scelta da fare in questo momento da parte di tutti è se essere COSTRUTTIVI (facendo vincere la fiducia, il coraggio) o DISTRUTTIVI (facendo prevalere la rabbia e la sfiducia).

Ricordiamoci nel fare tale scelta, però, che senza questa società non avremmo visto due serie A e due promozioni avvincenti in B, insomma non avremmo sognato: possiamo pertanto scegliere se sentirci finora traditi o delusi  (ma fiduciosi) e continuare a credere di farcela, tutti insieme.  

Allo stesso tempo è importante capire che ora, a parità o meno delle altre condizioni (fisiche, tecniche, tattiche) con le altre avversarie di turno, è la “TESTA” del Delfino che fa la differenza, con l’ansia da prestazione che cresce (e che impedisce la serenità di cui ha bisogno il bel gioco propositivo di Oddo), per cui occorre lavorarci bene.

E sempre Oddo a confermare ciò con le sue dichiarazioni: La paura la fa da padrona, purtroppo. La paura di prendere gol e alla fine lo prendi. Non è altro che una questione di testa”. “Alla prima avversità prendi gol”.

E anche mister Donadoni conferma: “Mi aspettavo una squadra in difficoltà dal punto di vista psicologico, che perde le certezze e la tranquillità dove solo i risultati ti portano fuori con un pizzico di fortuna in più… mentalmente hai l’attenzione di tutti addosso e non più sbagliare nulla e non più esprimere le tue potenzialità e qualità..”.

E Quando la testa non è a posto le gambe non rispondono: a dirlo stavolta è il campionissimo Leo Messi dopo Argentina-Brasile (finita 0 a 3).

A questo punto e con la bassa classifica ancora corta con la quart’ultima, basta poco: quello che Oddo ha chiamato l’episodio positivo, di cui il Pescara in forte affanno ora ne ha bisogno come l’ossigeno.  

Per quanto riguarda la “Testa” e come lavorarci, bisogna capire che durante la crisi dominano i DEVO, gli imperativi nella comunicazione (dobbiamo vincere, non dobbiamo perdere, ora o mai più, conta solo vincere, ecc).

Ma l’inceppo o corto circuito mentale su cui lavorare sta proprio qui, nella comunicazione verbale e non, più o meno conscia (tra ambiente e squadra, e tra giocatori e staff).

Per capirci meglio basta pensare ad una situazione quotidiana: più ci obblighiamo a dormire e meno prendiamo sonno, soprattutto se non prendiamo sonno facilmente da vari giorni.

Lavorare bene sulla “testa” (dei giocatori in primis), attraverso la comunicazione (verbale e non), è quindi fondamentale. Del resto “la testa serve per pensare non solo per preoccuparsi.

Ma come si lavora sulla “testa”, sull’aspetto mentale? Innanzitutto, non drammatizzando: la situazione è grave ma non è seria” (diceva Ennio Flaiano), anche perché stiamo parlando sempre di un gioco.

Ma soprattutto ad aiutare in questo momento la “Testa” è la strategia collaudata in psicologia dello sport di Mental Training: un mix di tecniche di rilassamento, tecniche di immaginazione positiva, di gestione del dialogo interno positivo (dei e con i giocatori) e di “goal setting”. Certamente il “mental training” non trasforma un’alfa in una Ferrari, ma ne ottimizza e esalta le prestazioni.

Diceva a tal proposito un campione come Muhammad Ali:È la ripetizione delle affermazioni che ti porta a crederci. E quella credenza si trasforma poi in una convinzione profonda, e le cose cominciano ad accadere”.  

Anche il recente Ritiro e Silenzio Stampa (non punitivi, ma costruttivi della Coesione e Concentrazione) aiutano (anche se era meglio prima): a confermarlo sono le innumerevoli ricerche in psicologia dello sport.

E a proposito di “Testa” e comunicazione che aiuta la “Testa” è utile anche SFORZARSI di guardare il “bicchiere mezzo pieno”, il POSITIVO, per non FISSARCI sul bicchiere “mezzo vuoto” (e rischiare la “depressione sportiva cronica”): siamo a 6 punti dalla salvezza (Empoli) e nell’ultima giornata di andata ci sarà lo scontro diretto tra Empoli e Palermo (nostre concorrenti). Basterebbe una vittoria (la prima) per ridare slancio a tutto l’ambiente. Ancora, Gyomber gioca con sicurezza (è sembra rappresentare il leader in campo, l’esempio di coraggio di cui ora c’è immenso bisogno). Pettinari è in crescita. Ci saranno poi, con la pausa natalizia, il recupero degli infortunati, i rinforzi dal mercato di gennaio. Senza dimenticare mai che il Palermo l’anno scorso si è salvato all’ultima giornata. Infine, anche lo scorso anno in B dopo 9 gare in cui tutto sembrava perso siamo usciti dalla crisi vincendo con il Como. E altro ancora.

Una cosa è certa: questo Pescara è stato costruito ed è cresciuto per fare e proporre gioco, ma questo gioco propositivo e brillante (che ci ha tanto entusiasmato), ha bisogno della “testa” libera, di spensieratezza e concentrazione che ora non ci sono.

In attesa di correggere gli errori iniziali, c’è bisogno soprattutto di non arrendersi, tirando fuori il CORAGGIO, anche attraverso l’esempio di chi ha meno paura (vedi Gyomber). A Oddo ora la capacità di trasmettere tale coraggio e la rinnovata convinzione di farcela ai biancazzurri, sin da Palermo, lontano dalle tensioni e dagli occhi “disinnamorati” dei tifosi.

Perché basta poco, un segnale, per riaccendere la “fiammella dell’amore” che non è ancora spenta. Coraggio Pescara!