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La coperta corta, per sua stessa natura, copre un lato ma inevitabilmente espone l’altro. Non si può fare nulla, è così. Ci si può raggomitolare al massimo, ma si resterà rattrappiti a lungo andare. E’ un po’ quello che è successo allo Juventus Stadium al Pescara di Oddo.

Il cambio di assetto, auspicato, invocato e forse per taluni versi improcrastinabile è arrivato. Ma non è cambiata la sostanza. Certo, al cospetto dei pentacampioni d’Italia non si poteva fare molto di più – nonostante schierassero per 7/11 cosiddette riserve (che nei top club poi tante riserve non sono) – ma dal match di Torino è opportuno trarre le dovute conclusioni dopo attenta riflessione. Non era Juve – Pescara la gara della svolta o quella dalla quale avere risposte nette ed inequivocabili. Ma è importante ragionarci su.

Il Pescara ha retto bene il campo fino a quando è rimasto corto e compatto, occupando gli spazi nel tentativo di bloccare le fonti di gioco di una squadra che è uscita fuori alla distanza solo grazie ai colpi del singolo. Poi è calato alla distanza, patendo il gap tecnico e non riuscendo a restare in partita nemmeno sul piano fisico e su quello della cattiveria agonistica. Ha avuto la prima vera occasione del match, ma nel complesso ha costruito poco e male. Ed era inevitabile che andasse a finire così.

La necessità di dare equilibrio e solidità porta seco l’oggettiva difficoltà – al netto degli interpreti scelti, non tutti all’altezza della situazione (e qui si torna al deficitario allestimento dell’organico….) – di fare gioco e costruire. Di certo, l’assetto scelto a Torino in talune partite può servire a limitare i danni ma in altre – contro squadre abbordabili – può dare buoni frutti, a patto che non manchino concretezza e “furore”, ovvero le due qualità principali che fanno difetto al Delfino 2016-17. Se il Pescara bello e spensierato delle prime gare aveva bisogno di creare molte palle gol per concretizzarne qualcuna, con il 3-5-2 dovrà necessariamente alzare (e di molto) la sua percentuale realizzativa a fronte di una minore capacità di creare situazioni potenzialmente letali. Manca il cecchino da area di rigore ed è noto. Ma mancherebbe comunque, sia che si opti per un “ritorno al passato” sul piano tattico sia se l’esperimento dello Stadium dovesse avere seguito.

Il modulo che garantisce più protezione, però, comporta scelte anche dolorose da fare data la composizione dell’organico a disposizione del tecnico pescarese. Ed è importante sottolinearlo. Con il 3-5-2, infatti, tra Memushaj, Aquilani, Cristante, Brugman, Benali, Caprari, Pepe, Bahebeck e Manaj (senza contare i vari Muric, Pettinari etc etc…) in molti (troppi?) resterebbero fuori, con tutto ciò che questo comporta anche a livello di gestione dello spogliatoio, mentre in altri ruoli sarebbero costretti a giocare sempre o quasi gli stessi elementi. E’ tuttavia importante stabilire sin da ora quale sarà la strada da seguire. Perchè? E’ presto detto. Bisogna impostare in maniera definitiva il mercato e si dovranno reperire i giocatori adatti. E’ vero che a mister Oddo piacciono elementi intercambiabili, ovvero “multiuso e multifunzione”, ma bisogna avere ben chiaro il percorso da intraprendere e quale tipologia di calciatori inseguire. Il fattore tempo è importante anche sotto questo punto di vista. La patata bollente è nelle mani del tecnico che dovrà lavorare sul campo e fuori per delineare la strategia giusta anche in sede di mercato.

4 punti sul campo in 13 partite, 5 ko di fila e una miriade di problemi: l’operazione salvezza non è compromessa e tutto può ancora accadere, ma urge la scossa. Non si può più aspettare oltre

 

  • Angelo Marzoli

    I giochi sono stati fatti in estate, è vero che si è tenuta la struttura dell’anno scorso soprattutto per il centrocampo, ma avendo venduto Lapadula occorreva rimpiazzarlo in qualche modo. Invece si è provveduto a prendere 3 – 4 ex-giocatori di cui non avevamo bisogno (Aquilani, Pepe,Bizarri) + 1 giovane (Cristante) che in Portogallo non veniva più convocato neanche in squadra B. Mentre in attacco ci hanno prestato 2 ragazzi, 1 primavera dell’Inter e il francese che nelle ultime stagioni riesce a fare 3 o 4 partite all’anno. Ci rimane Caprari ( l’imprescindibile) che oltre ad essere un mezzo giocatore, adesso non ne ha più voglia e sta pensando a salvare le sue sgrinfie.

  • Teo

    …a proposito di Caprari… (…)… ho un mezzo sospetto…o anche sì..un sospetto e mezzo(!) che dietro il suo comportamento sparagnino e da lavativo ci sia il suo…procuratore !!!… Per la serie, “..ah Gianlu’, mi raccomando, non rischiare!.. devi arrivare integro all’Inter, senno’ qua ci lasciamo tutto!!…”…e ancora…”..anzi, guarda, mo ci lavoro sopra e a gennaio vai direttamente a Milano !..”…
    Questo è quanto!!..e voglio proprio vede’ chi mi può smentire !!…
    Ma se è così, mandatecelo da subito a Milano.. Anzi, meglio, anche no!.. mandatelo in tribuna, così, si mantiene davvero integro(!) ma non gli concediamo di giocare perchè non gli spetta!!… Magari a Milano fa il fenomeno per prendersi il posto in squadra…o almeno ci prova!!.. e darebbe per questo l’anima!.. cosa che non fa per il Delfino !!..
    In tribuna potrebbe gustarsi le partite giocate dai suoi compagni..quelli che hanno voglia di giocare (Benali, Mitrita e mi chiedo ancora, vista l’indisponibilità di Bahebeck e di Manaj, perchè non Muric che è sempre un giovane promettente proveniente dall’Ajax!!)…