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Riecco la fortunatissima rubrica di PescaraSport24 “CALCIOLOGICAMENTE”, curata dal dott. Pietro Literio. Le vicende del Delfino raccontate da un punto di vista del tutto peculiare e molto interessante che parte dal difficilissimo momento attuale. Buona lettura!

Brucia ancora l’ultima sconfitta in casa per 0-4 (e quarta di fila) contro la diretta concorrente Empoli: era stata definita alla vigilia “la gara della vita“, quella che poteva farci fare il salto di qualità e portarci alla prima vittoria sul campo in serie A dopo un lungo digiuno di circa 4 anni (con l’ultima vittoria a Firenze per 2 a 0 nel gennaio 2013).

Siamo autorizzati quindi a pensare che i biancazzurri volessero perdere giocando male? O forse sono entrati in campo con il pensiero (più o meno cosciente) di “dover vincere a tutti i costi“, così da regalare la prima vittoria tanto attesa dai tifosi? Eppure i giocatori erano praticamente gli stessi della brillante prestazione precedente, contro il Milan a S. Siro.

Ma “quando la testa non è a posto le gambe non rispondono”. A dirlo è, udite udite, il campionissimo Leo Messi dopo la recente sconfitta per 3 a 0 contro il Brasile durante le qualificazioni al prossimo mondiale. E se vale per Messi e la sua “magica” Argentina (a rischio qualificazione) perché non dovrebbe valere per il Pescara che alla vigilia “affrontava la partita della vita, da non sbagliare, come una finale di Champions league?

La “testa” a volte gioca brutti scherzi, anche se quello che è accaduto ha un nome ben preciso in psicologia: si chiama “ansia da prestazione” (sportiva). Fino a quando non supera il livello fisiologico aiuta la prestazione, oltre la ostacola.

E’ così la crisi conclamata è arrivata. Meglio prima che dopo e, come sostiene da tempo lo “psicologo” Oddo, bisogna trasformare le difficoltà in opportunità, lavorando in particolare sulla “testa” dei giocatori e della squadra. Del resto “la testa serve per pensare non solo per preoccuparsi”.

Si perché la crisi quando arriva ci mette davanti ad una scelta: ho capiamo cosa sta succedendo così da cambiare, crescere ed adattarci alle situazioni oppure torniamo indietro, regrediamo o, peggio ancora, rimaniamo fermi nella crisi, galleggiando confusamente (l’Inter ne è un esempio).

Per affrontare la crisi bisogna quindi capirne i motivi, le cause (la “diagnosi”): si perché di solito non c’è un solo motivo, come facilmente si vorrebbe pensare, ma un insieme di cause collegate tra loro (causalità circolare).

A mio parere, la crisi attuale nasce innanzitutto dai limiti strutturali del Pescara, che ne evidenziano alla lunga i “difetti” e incidono fortemente sull’aspetto mentale.

Partiamo dalla politica societaria: i nuovi giocatori non stati presi già pronti o “maturi”, ma più da costruire (o ricostruire) e valorizzare per ottenere plusvalenze, cercando anche di non creare problemi di spogliatoio (livellando per questo valori e stipendi).

Poi c’è la condizione fisica: gli infortuni ripetuti nei giocatori chiave (degli attaccanti in particolare) nel loro momento migliore (Baebeck, Manaj e Gyomber) assieme ai ritardi di condizione, hanno penalizzato le prestazioni e i risultati. E così sono venuti a mancare da subito i leader in attacco che danno riferimento e sicurezza. Ricordiamoci che fu proprio Lapadula, leader in attacco (ora mancante), a sbloccare lo scorso anno la crisi e il digiuno di 9 giornate senza vincere in B, segnando 2 gol contro il Como.

Infine, aggiungiamo la inesperienza e i limiti attuali di personalità di molti biancazzurri (in gran parte giovani ed esordienti in serie A) che faticano, in questo apprendistato nella massima serie, a reggere le pressioni e le aspettative forti dell’ambiente (come nella partita contro l’Empoli).

Non a caso l’allenatore dell’Empoli ha dichiarato nel post-gara: “oggi si aveva meno pressioni rispetto al Pescara e per noi si è messa quella serenità in più”.

E così torniamo alla “diagnosi” che ha un nome e cognome: ansia da prestazione, vista in azione finora soprattutto contro le “piccole” (Empoli, Chievo, Udinese e Atalanta), dove le aspettative di vittoria e di successo sono molto più forti.

La eccessiva voglia di vincere si è probabilmente ed inconsciamente trasformata appunto in “dover vincere a tutti i costi”, condizionando “testa e gambe” dei giocatori, fino alla perdita di concentrazione e sbilanciamento (con errori individuali e di reparto clamorosi), riattivando poi i soliti ed atavici “fantasmi” rappresentati dalla paura di sbagliare e prendere gol, punto dolente del Pescara da anni.

Insomma, un “Pescara grande con le grandi e piccolo con le piccole”: ed è proprio con queste ultime che aumentano (fino all’ennesima potenza) le aspettative di vittoria, anzi della prima vittoria (e in casa): l’Empoli sembrava la “vittima sacrificale”, dato che non segnava da 8 giornate e aveva fatto solo 2 gol in stagione (la media più bassa in Europa).

Ora se la “diagnosi” è giusta, cos’è utile fare, in particolare sul piano mentale, in attesa dei rinforzi (a gennaio dal mercato e con il rientro degli infortunati nei vari reparti)?

La “terapia” non contempla soluzioni magiche, ma strategie di lavoro ben conosciute e collaudate per gestire e superare la crisi, sì. Oltre a lavorare per cercare nuove soluzioni tecnico-tattiche come dichiarato dallo stesso Oddo (al netto dei limiti strutturali attuali), bisogna lavorare molto e bene sulla “testa“, sull’aspetto mentale. Come?

Intanto, come ben sanno fare il Mister e Società, non drammatizzando il momento (ma normalizzandolo come processo di crescita) e poi continuando fermamente a sottolineare il positivo (il “bicchiere mezzo pieno“) mettendo, allo stesso tempo, in discussione il negativo (il “bicchiere mezzo vuoto“).

In tal modo non si trasforma la crisi in depressione (sportiva) e si proteggono l’autostima e l’autoefficacia della squadra e dei giocatori, sapendo di non poter risolvere subito la crisi, che richiede tempo e lavoro. Tutto ciò passa molto dalla comunicazione (verbale e non) del mister (e società), nell’ambito di una strategia di lavoro mentale (sulla “testa“) più ampia chiamata “mental training” (che contempla anche altri interventi ben mirati).

E se vogliamo da subito mettere in discussione il “negativo” e sottolineare il “positivo” basta guardare il calendario: Juve e Roma in trasferta le prossime due gare “impossibili“. Paradossalmente, le aspettative di successo contro le due big, dopo la delusione con l’Empoli, saranno minime (o assenti) e lontano dagli “occhi” (innamorati) del proprio pubblico la “testa” dei giocatori potrà essere più libera.

E’ anche vero che il Delfino ha ora l’occasione di imparare a dare il meglio di sé anche trovandosi sotto-esame, imparando meglio a soffrire, a convivere con le tensioni ambientali e con la contestazione, senza perdere in concentrazione.

E sempre a proposito di “bicchiere mezzo pieno” (o “mezzo vuoto“), è utile ricordare che il Palermo nella stagione passata, pur soffrendo, si è salvato nell’ultima giornata di campionato (galleggiando nei bassifondi della classifica), così come il Pescara di Galeone nell’anno della salvezza in serie A. Se a tutto ciò aggiungiamo anche la sfortuna (pali, traversi, salvataggi sulla linea, rigori netti non dati) il bicchiere non sembrerà poi così “mezzo vuoto“.

E’ l’ora giusta per tutti (squadra, società e ambiente) di dare il meglio, esprimendo e valorizzando al massimo le proprie risorse, così da affrontare tutti insieme e costruttivamente la crisi senza “fasciarsi troppo presto la testa” (alla 12° di campionato su 38 giornate totali) e con la forte convinzione di farcela (effetto pigmalione), comunque vada. Coraggio Pescara!