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La partita da non fallire. Pescara – Empoli è come una Finale di Champions League. Soprattutto per i biancazzurri. L’Empoli, dal canto suo, può “accontentarsi” di un pareggio esterno che darebbe continuità al buon punto strappato alla Roma, seconda forza del campionato. In questo scontro diretto, insomma, la cosa fondamentale per i toscani è non prenderle.

Per il Pescara la situazione è leggermente diversa. Chiariamolo subito: non è l’ultima spiaggia – non può esserlo alla giornata numero 12 e non lo è guardando la classifica – ma deve essere interpretata come la cosiddetta “gara della vita”. Dopo 11 giornate di campionato il Pescara è l’unica squadra che non ha ancora vinto sul campo un match e non steccare gli scontri diretti interni diventa un imperativo categorico. Tanto più che senza il “regalo” del Sassuolo la pattuglia di Oddo sarebbe ultima in classifica con 4 punti: sul rettangolo verde ha fatto addirittura meglio il derelitto Crotone, che domenica ha colto la prima vittoria della sua storia in A e che in questo avvio di campionato, tra mille problemi, ha anche dovuto giocare quasi tutte le gare previste in casa a Pescara (eccetto quelle con Napoli e Chievo).

In altri tempi, questa situazione avrebbe portato ad una situazione elettrica in casa Pescara. Malumori e contestazioni avrebbero regnato. Come dimenticare la vicenda Stroppa, “costretto” a dare le dimissioni dopo aver comunque totalizzato 11 punti e con il Delfino virtualmente salvo? Oggi la situazione è diversa, la lezione di quattro anni fa è servita e l’ambiente biancazzurro sta confermando di aver raggiunto un ottimo grado di maturità. Certamente sui giudizi pesa inconsciamente il dato numerico della graaduatoria (in molti leggerebbero queste prime 11 gare in modo diverso se la classifica ufficializzasse i 4 punti fatti sul campo, invece di 7) ma anche qualche altro fattore. Il Pescara 2012-13 era una strampalata Armata Brancaleone che non ha mai dato la concreta idea di potersela giocare veramente fino alla fine, nemmeno dopo la vittoria di Firenze (che resta l’ultimo successo “reale” dei biancazzurri in A). Tante, troppe vittorie arrivate causalmente e con quel pizzico di fortuna che sta mancando al Pescara 2016-17.

Questo Pescara invece sembra potersela giocare almeno sino all’ultimo minuto dell’ultima giornata di campionato. Senza se e senza ma. Ha raccolto meno di quanto seminato ed ha carenze strutturali – che a gennaio dovranno necessariamente essere risolte – ma, al di là di qualche battuta d’arresto, anche fisiologica – ha una precisa identità di gioco e può giocarsela alla pari con le altre contendenti. E poi ha il suo top player in panchina, quel Massimo Oddo che per nascita e cavalcata dello scorso anno gode ancora di grande credito. Illimitato? No, certamente. Ma per ora riceve più carezze che non schiaffi, anche di quelli dati dal buon padre di famiglia a fin di bene.

La lotta per la salvezza è già ridotta a sole 4 squadre, una sola a maggio sorriderà. Per le altre si spalancherà inevitabilmente il baratro della serie B. Ed allora diventa fondamentale battere l’Empoli, per la classifica e per il morale.

A San Siro il Pescara ha dato concreti segnali di ripresa dopo 180′ da matita rossa. E forse non è un caso che le migliori prestazioni dei biancazzurri si siano avute quando sulla carta non c’era nulla o quasi da perdere, ovvero con le cosiddette big (Napoli, Inter e Milan appunto). Liberi mentalmente dal fardello di dover fare punti a tutti i costi, i ragazzi di Oddo hanno sempre offerto buonissime prestazioni, pur uscendo spesso a capo chino per difetto di personalità, esperienza e malizia e per una scarsa capacità di concretizzazione, dovuta all’assenza di un goleador doc in grado di capitalizzare la pur ingente quantita di occasioni da rete prodotte. Le carenze strutturali della rosa chiamano inevitabilmente in causa le scelte e le possibilità sul mercato del Pescara, ma per una settimana possono essere accantonate. E’ troppo importante la partita con l’Empoli per perdersi in recriminazioni comunque inutili. Adesso contano solo i 3 punti. Da ottenere con l’apporto di tutti. In primis dei tifosi