CONDIVIDI

Riecco la fortunatissima rubrica di PescaraSport24 “CALCIOLOGICAMENTE”, curata dal dott. Pietro Literio. Le vicende del Delfino raccontate da un punto di vista del tutto peculiare e molto interessante. Buona lettura!

Contro il Chievo “doveva” essere l’ora della vittoria ed è arrivata invece l’amara sconfitta, con il Delfino che “seduce e abbandona” (i tifosi), come una grande bellezza che affascina, illude e poi sfugge.

Così sale ansiosamente la “fame” (di vittoria) pur essendo finora rimasti “a bocca asciutta” e, allo stesso tempo, cresce la frustrazione, il dubbio fino alla paura di non farcela (come quattro anni fa), paura che si accompagna sempre più alla nostalgia (del goleador Lapadula).

 

Ma per ora le attenuanti ci sono tutte (o quasi): un gioco comunque brillante, un Pescara molto giovane (età media di 25 anni, includendo Bizzarri e Campagnaro) ed esordiente in serie A per l’80% (Oddo compreso come allenatore). E come ben noto, la gioventù oltre alla freschezza, all’ingenuità, al divertimento porta con sé anche l’imprudenza, la perdita dell’equilibrio e quindi gli errori. Ma “sbagliando si impara” (si spera).

Proprio in previsione di questo rischio sono stati acquistati giocatori di esperienza (come Aquilani, Pepe) che ancora non hanno contribuito alla causa per ritardo di condizione.

Insomma, un Pescara con i suoi peccati di gioventù, un pò come l’ingenuo “peter pan” sull’isola (della serie A) che c’è, con i tifosi “nel paese delle meraviglie” della massima serie, che rischia però di trasformarsi da sogno a incubo (come l’ultima serie A).

 

Attenzione però: in una fase di crescita si commette peccato mortale (dal punto di vista mentale) a drammatizzare (fasciandosi la testa prima di rompersela) e a colpevolizzare squadra e giocatori, mentre è lecita e auspicabile la critica costruttiva (riferita agli errori individuali e di squadra su cui migliorarsi).

Per essere costruttivi occorre non farsi prendere dall’emotività crescente (legata ai risultati) e mantenere un atteggiamento di razionalità, pazienza e fiducia, come mostra la “psicologia positiva” di Oddo (mental trainer), che evita gli alibi, sottolineando il “bicchiere mezzo pieno” e lavorando per migliorare quello “mezzo vuoto” (le specifiche difficoltà tecniche, tattiche, fisiche e mentali, sia individuali che di squadra).

La diagnosi e la terapia (di Oddo) del resto sono chiare: non essendoci (per ora) il “fuoriclasse”, il valore aggiunto, è il gioco di squadra che fa la differenza e quando l’unione in campo cala (o manca) si rischia di perdere, soprattutto se sale l’ansia e l’obbligo della prima vittoria.

 

A tutto ciò possiamo aggiungere la filosofia di questa squadra generosa, insaziabile e impaziente, che la rende “bella e sprecona”: voler vincere e fare risultato fino all’ultimo porta i biancazzurri a sbilanciarsi, soprattutto nei finali di partita (dal 60° in poi), dove subisce più gol (9 su 12 totali).

Urge quindi crescere in pazienza, furbizia ed esperienza, imparando dagli errori (per diventare grandi in tutti i sensi).

E qui sta la bravura e il coraggio di Oddo, nel permettere a squadra e giocatori di sbagliare (anche ripetutamente), “facendosi le ossa” in serie A, come confermato dalle sue dichiarazioni post-Chievo: “lo sapevo che finiva così! La squadra è giovane per cui pecca di esperienza, dobbiamo essere più cattivi agonisticamente parlando, dobbiamo imparare la malizia in certi momenti”

 

A questi aspetti (e limiti) più mentali aggiungiamo anche quelli tecnico-tattici, ovvero la frequente mancanza (per infortunio o per scelta) del finalizzatore, “uno che la mette dentro”: non a caso 3 gol su 5 sono stati segnati da punte di ruolo come Bahebeck (1) e Manaj (2).

Ricordiamoci, inoltre, la chiara politica del Delfino (che fa da cornice a tutte le prestazioni): la società non investe su giocatori già affermati ma da costruire, da far crescere e valorizzare, facendo plusvalenze. Ma costruire richiede tempo e pazienza.

 

Poi è anche vero che ogni partita è a sé: con il Chievo abbiamo perso fisicamente e tatticamente. Fisicamente perchè il Chievo è la squadra che corre di più in serie A (circa 109,165 km. in media contro i 105,852 del Delfino), oltre che più strutturata: “pulcini contro primavera sembrava nel riscaldamento, perché loro sono delle bestie” (ha dichiarato Oddo nel post-gara).

Tatticamente perchè ci ha “bombardati” con lanci lunghi (25 contro i 5 del Pescara) pressandoci sin dall’inizio con 3 giocatori nella nostra metà campo, così da non farci giocare, attendendo di colpirci nel momento in cui ci siamo sbilanciati troppo in avanti.

Sta di fatto che finora il Delfino segna poco (5 gol) e subisce molto (12), con una media gol (1) tra le più basse. Sarà Bahebeck (in tandem con Manaj) il “figliol prodigo” tanto atteso dal Delfino e inviato dal “talent scout” Verratti? Sembrerebbe, ma aspettiamo (il suo rientro) e vedremo.

Nell’attesa paziente e fiduciosa dell’erede di Lapadula (o del suo ritorno) e dei tempi di crescita imponderabili del Delfino occorre, come ricorda Oddo, aiutarsi l’un altro, imparando sempre più a gestire lo stress, a resistere e soffrire di fronte alle avversità (la cosiddetta “resilienza”), come accaduto lo scorso anno in B: dopo la serie dei 9 risultati “negativi”, infatti, è germogliata la serie A.

E’ comprensibile ora che possano incrinarsi le convinzioni dei tifosi (di farcela), ma non quelle dell’allenatore e della squadra.

Come recita la saggezza popolare, “la pazienza è la virtù dei forti” e “chi la dura la vince”: solo così, infatti, possiamo farcela, tutti insieme, uniti! Forza Pescara.