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Torna a grande richiesta la fortunta rubrica di PescaraSport24 curata da Sergio Di Sciascio, “I like football”. Nel numero odierno una particolare storia in vista di Pescara – Chievo. Buona Lettura!

Al Centro Sportivo Bottagisio, la casa del Settore Giovanile del Chievo Verona, fa bella mostra di sé una lapide che ricorda la tragedia umana e sportiva della famiglia Giacomi. “Tre ragazzi straordinari, e a Chievo sono ancora rimpianti e ricordati con tristezza”. Questo il pensiero di Marco Pacione su Mario Giacomi, lo sfortunato portiere del Pescara, veronese di Chievo, che nella stagione 1976-77, quella della prima promozione in A, all’occorrenza dava il cambio a Piloni a guardia della porta biancazzurra. Ai funerali di Mario e dei suoi due fratelli Antonio e Gianni presi parte per realizzare un servizio per Teleadriatica, la prima e allora unica emittente televisiva abruzzese. Alle esequie per essere al fianco di una famiglia che aveva perso in pochi giorni tre figli era presente tutta Verona.

Sono passati 39 anni, ma il ricordo di Giacomi, le sue speranze, quello che il futuro sportivo gli aveva riservato sono ancora vive e attuali. Se Verona e la sorte erano state crudeli con Giacomi, lo stesso non si può dire di un figlio dell’Abruzzo, emigrato per cercare fortuna, e trovata nel mondo del calcio.

Mi riferisco a Marco Pacione, con cui mi sono sentito a pochi giorni dall’effettuazione di Pescara – Chievo. Ho cercato di mettere ordine nei miei appunti e, copia-incolla, li riporto alla vostra attenzione. Marco Pacione di Cepagatti – in famiglia anche un discreto cestista – è figlio calcistico della gloriosa Ursus Pescara del presidente Marino, allevato dal mitico Clemente Pioli.

La svolta nella sua carriera quando venne a visionarlo un talent scout dell’Atalanta, Pier Luigi Pizzaballa. Per i più giovani forse un emerito sconosciuto, ma come portiere ha militato nella società bergamasca, poi Roma, Verona, Milan per tornare all’Atalanta, ma il suo nome divenne famoso perché, cosiddetto “portiere introvabile” costituiva la figurina più rara della raccolta Panini. Pacione, centravanti, oggi si direbbe punta centrale, ben strutturato, fece tutta la trafila nelle giovanili nell’Atalanta, facendo l’esordio, non ancora ventenne, nel campionato di serie B nella stagione 1982-83. L’anno dopo fu uno dei principali artefici della promozione nella massima serie. Capocannoniere con 15 gol, per i suoi tifosi era “Paciogol” per la bravura soprattutto di testa, grazie al suo fisico. La sua grande occasione il passaggio alla Juventus, quasi un clone di Aldo Serena, che avrebbe dovuto affiancare o sostituire. Trapattoni gli diede spesso fiducia ma zero assoluto in fatto di realizzazioni. L’episodio della sua carriera rimasto impresso ai più resta un incontro di Coppa Campioni. A Torino, 19 marzo 1986, è in programma il ritorno dei quarti tra la Juventus dei Platini, Scirea, Laudrup, Tacconi, e il Barcellona. I bianconeri devono recuperare lo 0-1 subito al Camp Nou e Pacione come all’andata, guida l’attacco. Le condizioni per superare il turno ci sono tutte ma purtroppo Pacione non è bravo ad approfittare di alcuni servizi al bacio di Platini e l’1-1 finale qualifica i blaugrana.

A fine stagione Pacione fu ceduto al Verona, sponda Hellas, e riprende l’abitudine al gol. Ironia della sorte, uno dei più bei ricordi dei tifosi locali, il 2-0 rifilato alla Juventus, fu ottenuto grazie a una doppietta proprio di Pacione rifiata a Tacconi. Tre campionati in Veneto, poi il ritorno a Torino, nella società granata, dove ottiene la sua seconda promozione dalla B alla A, contribuendovi con 6 marcature in 30 partite di campionato giocate. Nella stagione 1990-1991 torna a calcare i campi della massima serie, con la maglia del Genoa. Nell’estate 1992 passa alla Reggiana, dove ottiene la sua terza promozione dalla B alla A. Chiude la carriera agonistica nel Mantova, a 31 anni, ancora abbastanza giovane, e torna a Verona per assumere un importante ruolo dirigenziale nel Chievo.

Nel suo girovagare una volta, dopo il Genoa, sembrava fatta con il Pescara ma la trattativa portata avanti da Galigani non si concretizzò. Tra i personaggi che ricorda con particolare piacere Michel Platini, suo compagno di squadra nella Juve. “Era molto attento e vicino ai più giovani e una volta la settimana ci portava nel ristorante che lui frequentava mettendosi a disposizione per qualunque nostra esigenza, Senza dubbio un grande uomo, oltre che fuoriclasse inarrivabile”. Ricorda con piacere e affetto anche Trapattoni.”Un personaggio del genere manca nel calcio di oggi”. Poi il Chievo da 21 anni. “ E’ improprio, sbagliato definire una realtà come il Chievo, un miracolo. E’ il frutto di un’organizzazione che poche società hanno, come tutte le strutture di cui dispone e in cui operano in tanti”.