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“Al mio primo anno in A con il Sassuolo mi è capitato molte volte di dominare la partita e poi di perderla…” Parlò così Eusebio Di Francesco nell’immediato post partita di Sassuolo – Pescara, la gara ribaltata poi dal giudice sportivo che ha consegnato l’unico successo in campionato alla banda di Oddo. Tolta la vittoria a tavolino, però, il campo ha detto che il Pescara in cinque partite ha racimolato appena due punti, frutto di due pareggi con 9 reti al passivo (8 nei secondi tempi) e 4 all’attivo. D’accordo, il calendario si presentava difficilissimo: Napoli, Sassuolo, Inter, Lazio e Torino in rapida successione sono una cinquina terribile da affrontare e dunque non si può far scattare alcun allarme, tanto più che molte delle dirette concorrenti hanno avuto un avvio di torneo ben più agevole (pensate al Crotone) raccogliendo meno.

Eppure c’è chi storce il muso. A torto o a ragione? Probabilmente, come sostenevano gli antichi romani, in medio stat virtus. Il Pescara, soprattutto nelle prime tre gare, ha incantato, producendo un calcio champagne tanto bello quanto poco redditizio. I palati fini hanno sicuramente gradito, ma applausi, lodi e complimenti devono necessariamente essere accompagnati da punti. Errori, scarsa esperienza del gruppo e le individualità di spicco degli avversari hanno infatti condannato i biancazzurri ad un magro bottino. Troppo magro per quanto visto in campo. Le bollicine di Oddolandia sembravano spentesi a Roma contro la Lazio – quando comunque il rigore fallito da Memushaj sullo 0-0 avrebbe potuto indirizzare l’inerzia del match su altri binari – salvo poi parzialmente tornare a “frizzare” contro il Torino. Tante, tantissime occasioni prodotte ma zero gol fatti. Oltretutto rischiando la clamorosa beffa contro una squadra ridotta prima in 10 (allo scadere del primo tempo) e poi addirittura in 9 (per i 12′ finali più scarno recupero). “Do iem senz la punt?” è il tormentone ironico lanciato inconsapevolmente alla vigilia da Massimo Oddo nonostante la sua squadra non realizzi gol da più di 180. Il suo Pescara probabilmente manca dell’uomo che abbia certa e frequente confidenza con il gol. Non lo scopriamo oggi. E lo sa probabilmente anche lui. Ma deve, giustamente e legittimamente, proteggere il suo gruppo. E deve fare di necessità virtù, almeno fino a gennaio. Deve aspettare il rientro di Bahebeck, la crescita di Manaj e i gol dei centrocampisti offensivi in suo possesso, incluso il jolly Caprari che sembra l’unico veramente in grado di accendere la luce anche nelle serate più buie. Tanto più che arriveranno i campi pesanti a penalizzare il tiki taka di matrice oddiana e che potranno fisiologicamente capitare altre giornate non brillantissime.

Adesso il calendario sembra offrire 3 gare più agevoli. La trasferta di Genova contro la banda di Juric e poi il doppio confronto interno con Chievo e Samp intervallato dalla pausa per le Nazionali. Dopo di allora si potrà tracciare un primo, parziale bilancio quando quasi metà girone sarà consegnato agli archivi, anche se nel dato bisognerà considerare che il Pescara delle 8 gare disputate ne avrà giocate 5 in casa ed appena 3 fuori. Tutto però con la massima serenità. L’obiettivo salvezza è assolutamente alla portata e le critiche devono essere prese in modo costruttivo. Un buffetto da chi si vuole bene – è noto – spesso è più utile di una carezza…

A Pescara – per tornare all’esempio di Di Francesco – non si assisterà a quanto accaduto a Sassuolo nel suo primo anno in A. All’epoca i neroverdi allontanarono il tecnico pescarese per poi richiamarlo. E fu capolavoro. Qui la guida tecnica è (giustamente ed ovviamente) ben salda ed è l’unica vera garanzia di questa squadra. Il vero top player del Pescara è infatti proprio Oddo. Ma bisogna iniziare a far punti ed iniziare a portare a casa anche “partite sporche”. Niente pressioni, ma mettere “fieno in cascina” è opportuno. Meglio un applauso in meno ed una classifica che sorride rispetto a tante lodi ed una graduatoria che preoccupa. Perchè, come cantava Jovanotti qualche tempo fa, «I complimenti costano poco. E certe volte non valgon di più»…