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Riecco la fortunatissima rubrica di PescaraSport24 “CALCIOLOGICAMENTE”, curata dal dott. Pietro Literio. Le vicende del Delfino raccontate da un punto di vista del tutto peculiare e molto interessante. Buona lettura!

91°: gara quasi finita, con la testa forse già negli spogliatoi, superiorità numerica in difesa, rimpallo fortuito e improvvisamente arriva il gol di Icardi, con l’aiuto anche del braccio. Non a caso esulterà dopo essersi girato a guardare l’arbitro! Non si poteva immaginare un finale peggiore di questo. Ingiustizia è fatta!

E così il Pescara lascia sull’1 a 0 e non raddoppia, punito severamente dalla sfortuna, da errori arbitrali, da errori tattici individuali e altro ancora da analizzare.

Delfino insomma gioia e dolore, bellezza e delusione, croce e delizia, ma pur sempre due facce della stessa medaglia. Un Pescara “bello e impossibile” da vedere per i deboli di cuore.

Ma è nella sua natura esser bello e rischiare di “seminare tanto, raccogliendo poco” (per ora). E forse ci piace così!

Infatti, è proprio grazie al gioco propositivo e coraggioso (e a questa sua mentalità) che il Delfino è credibile agli occhi dei tifosi e dell’ambiente, potendo così “campare di rendita” anche di fronte agli errori e risultati che stentano ad arrivare.

Certo, l’Inter deve ringraziare il talento di Handanovič, la fortuna e gli arbitri “non vedenti” (assieme a molti giornalisti sportivi nazionali). Ma anche de Boer ci ha messo del suo: la mossa “alla Oddo” (3 sostituzioni e attaccanti in un colpo solo, passando al 4-2-4) ha avuto effetto, mettendo pressione psicologica e sul campo al Pescara sempre più stanco.

Oddo è apparso, invece, come “dr. Jekyll e mister Hyde”: arrabbiatissimo e stravolto in campo ed equilibrato in conferenza stampa. La ragione ha vinto poi sull’emozione e la parola d’ordine per il Mister (come un padre con i suoi figli imprevedibili) è stata proteggere e non colpevolizzare la squadra, valorizzandone la prestazione. Infatti, ricordando le 30 palle gol prodotte in 3 partite dal Pescara e valorizzando i meriti e la forza dell’avversario ha “buttato acqua sul fuoco” della ferita ancora aperta.

Si perché perdere fallosamente al 91° quando potevamo addirittura vincerla, fa male. La traversa di Verre fa ancora tremare la testa dei tifosi: ma non bisogna rimuginare perché farebbe ammalare. Anzi, la ferita deve lasciare il segno: per imparare a non “rimettere la mano sul fuoco”, o se volete “la palla nei piedi dell’avversario”, e fare meglio la prossima volta.

Queste prime tre gare ci ricordano inoltre, come l’anno scorso in B, un punto debole del Pescara: l’ultimo quarto d’ora fatale (quest’anno in serie A l’ultima mezz’ora), dove il Delfino subisce di più.

Sarà importante capire bene il perché e cercare di porvi rimedio, tenendo conto anche che il Pescara è la 4° squadra che corre di più in serie A (108,957 km. in media percorsi) dopo Lazio, Chievo e Sassuolo.

Un gioco quindi dispendioso che espone alla stanchezza e perdita di concentrazione, con il passare del tempo.

Ma guardando più da vicino i numeri della gara contro l’Inter scopriamo anche altro: raccontano di un Pescara meno aggressivo, meno propositivo e più abbassato dell’Inter nella sua metà campo.

I nerazzurri hanno tirato in totale più in porta (15 volte rispetto a 10 del Pescara) e hanno creato più occasioni da gol (12 contro 9 del Pescara). Inoltre, il Pescara ha perso più palloni (31 contro 29) recuperandone meno (16 contro 30 dell’Inter) e facendo meno azioni manovrate (18 contro le 34 dell’Inter).

Tuttavia, il Delfino ha vinto nel contropiede (6 a 1) e nei lanci lunghi (24 del Pescara contro i 4 dell’Inter). L’Inter ha poi sbagliato molti passaggi (35 contro 18 del Pescara) ma ha fatto più possesso palla (62% contro 38% del Pescara).

I biancazzurri non solo hanno corso di più (108.336 km. contro 104.03) ma anche più velocemente (7.2 km/h. in media contro 6.8 dell’Inter).

Conclusioni: il Pescara ha potuto fare meno il Pescara e proporsi meno nel suo gioco, ripartendo più in contropiede, come attestato dal baricentro più basso rispetto all’Inter (42.05 metri in media rispetto ai 58.54 m. dell’Inter).

Tali statistiche ci dicono anche che il Delfino ha pagato la stanchezza dei difensori (e non solo), chiamati a fare gli straordinari contro l’Inter, commettendo così più errori tattici individuali a fine gara.

E ora che fare? Occorrerà guardare avanti con fiducia correggendo gli errori e imparando da essi, “trasformando una difficoltà in opportunità” (direbbe Oddo), ricordando allo stesso tempo sempre il “bicchiere mezzo pieno” e aspettando con pazienza la crescita degli ultimi arrivati.

Del resto le vittorie si costruiscono passo dopo passo, imparando dagli errori che si commettono per strada e soprattutto cercando di “imparare anche a non perdere quando non si può vincere” (come ricorda il nostro n. 1 Bizzarri).

Così nell’attesa di risultati migliori possiamo fidarci delle parole del Mister e della sua psicologia positiva: “Siamo forti ma anche giovani e in crescita. Questo è un Pescara che può togliersi grandi soddisfazioni e dobbiamo stare sereni e tranquilli! Attraverso le sconfitte si impara ad evitare errori in futuro…un futuro certamente positivo!”

Come dire: “perdere può aiutare a vincere!I tifosi (e gli avversari) sono avvisati!