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“Il risultato può essere casuale, la prestazione no. Facendo tante buone prestazioni i punti arriveranno”. Aveva parlato così alla vigilia di Pescara – Inter Massimo Oddo, citando Zdenek Zeman ed una delle sue più famose massime. Il Pescara che gioca bene, a tratti incanta e raccoglie meno di quanto seminato ha inanellato un’altra partita positiva sul piano del gioco ma è uscita nuovamente dal campo a capo chino.

I 90′ contro la Beneamata, che si sommano ai precedenti 180 contro Napoli e Sassuolo, dunque, sembrano smentire l’aforisma. Tre buonissime prestazioni, un solo punto raccolto sul campo. E se tre indizi fanno una prova, c’è di che preoccuparsi secondo i più pessimisti che fanno già squillare i campanelli d’allarme. “Se giocando così bene non si portano a casa punti, quando si incapperà in una prestazione negativa cosa può accadere?”, sostengono in coro. La serie A non perdona: puoi giocare benissimo ma concretizzando poco non porti a casa punti soprattutto quando hai di fronte campioni che ti puniscono al minimo errore. Il Pescara questa lezione la sta imparando sulla propria pelle. E ne farà tesoro. Oddo non è uno sprovveduto e già nella terza partita si sono visti miglioramenti negli aspetti che contro Napoli e Sassuolo sembravano essere prioritariamente da correggere.

Il Pescara deve imparare a gestirsi meglio nei 90 minuti e ad interpretare meglio alcune situazioni di gioco, ma con la multimilionaria armata di De Boer è stato percepibile un passo in avanti generale. Ad esempio nell’interpretazione complessiva del match: non un Pescara arrembante fino a terminare le energie, ma un Delfino che è partito piano, ha saputo contenere le iniziali sfuriate avversarie modellandosi al duellante – senza patirlo troppo – per poi colpirlo. Il percorso di crescita della squadra passa anche da queste partite e da errori di gioventù di un gruppo che, senatori a parte, è composto in prevalenza da giocatori quasi a digiuno di esperienze a grandi livelli. D’altro canto, non avrai sempre Napoli, Sassuolo ed Inter al tuo cospetto, ovvero due riconosciute big e la più bella realtà dell’ultimo lustro calcistico italiano.

Contro squadre dotate di minori individualità doc e meno organizzate, probabilmente anche producendo un minore sforzo si potrà portare a casa il bottino pieno. E saranno quelle le gare realmente da non fallire.

I motivi di ottimismo in casa Pescara, dunque, dovrebbero prevalere su pessimismo e comprensibile amarezza. Per 270′ si sono ridotte le differenze tecniche, fino quasi ad annullarle per larghi tratti delle gare, con squadre destinate a veleggiare nelle zone nobili della graduatoria. E pazienza se la classifica non rispecchia quanto visto sul rettangolo di gioco, si è solo alla terza giornata. “Il meglio deve ancora venire”, insomma.

La strada verso la salvezza è lunga ma Oddolandia può davvero diventare un’isola felice di un calcio italiano che sembra avere implacabile fame di belle storie e di nuove felici realtà.