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“Calciologicamente”, edizione playoff. Torna la fortunatissima rubrica di PescaraSport24 curata da Pietro Literio che analizza le vicende del Delfino da un punto di vista del tutto peculiare. Buona lettura!

Di nuovo in finale. Contro il Novara, in semifinale, è “piovuto sul bagnato” per il Pescara, o se volete potremmo dire “Pescara bagnato, Pescara fortunato”.

Ma non si è trattato di fortuna in questo caso (se non in minima parte), che servirà ancora (e speriamo ci venga incontro) anche contro il Trapani in finale.

Intanto, i risultati e numeri di questo inizio di Play-off dicono 6 gol fatti e 2 subiti “in casa” Pescara, contro i 3 fatti e 1 subiti per il Trapani. E così il Delfino “doppia” nei numeri l’avversario Trapani.

Le ultime notizie ufficiali in casa Trapani dicono che, assieme all’ultima seduta di rifinitura a porte chiuse (sabato 4 giugno ore 11), lo “spauracchio” Bruno Petkovic sta completando il lavoro riabilitativo per esserci domenica contro il Pescara.

Cosmi, dopo aver superato la semifinale contro Lo Spezia, ha cercato di convincersi e di convincere la squadra (e l’ambiente) di non essere “Petkovic dipendente”, valorizzando e puntando (in vista della finale e del recupero del giocatore) sul forte affiatamento del suo gruppo, capace di mantenere i nervi saldi, come dimostrato dalle 18 gare consecutive positive (14 vittorie e 4 pareggi).

Tuttavia, la lunga striscia positiva del Trapani può risultare “un’arma a doppio taglio”, dal punto di vista mentale: il Pescara, a differenza dell’avversario, grazie ai suoi ripetuti periodi di crisi nel corso del campionato (l’ultimo rappresentato dai nove risultati consecutivi “negativi”) è più capace di soffrire e reagire, senza entrare eccessivamente in crisi di gioco.

Cosmi, inoltre, cerca abilmente (con le sue ultime dichiarazioni alla stampa e a “Sky Sport”), di abbassare le aspettative e le pressioni sulla squadra: “vincere la doppia finale sarebbe leggendario per il Trapani. Se non dovessimo raggiungere la promozione, la nostra stagione resterebbe comunque straordinaria”.

A ben ricordare, è stato proprio il Pescara a interrompere la “striscia positiva” del Trapani “a casa sua” (con un secco 0 a 3), il 17 ottobre 2015: la squadra siciliana aveva, fino a quel momento, la seconda migliore difesa del campionato e non perdeva una partita ufficiale dall’11 luglio 2015. E in quell’occasione, guarda caso, giocava un certo “Campagnaro” ed anche un certo “Crescenzi”, entrambi assenti invece nella gara di ritorno persa dal Pescara in casa propria (e nel corso del periodo “nero” delle 9 gare consecutive “negative”). Anche la loro presenza fa (e continuerà a fare) la differenza nei play-off (il cosiddetto fattore “C”).

Ma cosa dicono, più in generale, i numeri e le statistiche delle due squadre a confronto? Il Trapani batte (nei numeri) il Delfino solo per quanto riguarda la “protezione della sua area” (con una media di 55.8 contro il 54.0 del Pescara).

Per il resto, le statistiche di tutto il campionato dicono che il Pescara è stato superiore in tutti gli altri fondamentali: possesso palla (25:19 di media contro il 24:40 dell’avversario), tiri totali (14 contro 11.3), palloni giocati (589,3 contro 549,2), passaggi riusciti (65 contro 63.2), supremazia territoriale (una media di 10′:38″ contro 09′:24″), attacco alla porta (50.7 contro 47.5 in media del Trapani), pericolosità (53.8 contro 46.7) e gol totali fatti (1.6 in media del Pescara contro l’1.5 del Trapani). Inoltre, il Pescara ha vinto una partita in più (21 vittorie contro le 20 del Trapani), ma ha pareggiato di meno (9 a 13) e ha perso di più (12 sconfitte subite contro le 9 del Trapani).

Il Pescara ora ha la seconda grande occasione di riprendersi la serie A dopo la “ferita” ancora aperta di Bologna dello scorso anno. E anche in questo caso è utile fare di necessità virtù: il “dente avvelenato” della serie A sfumata la volta scorsa per pochi centimetri bisogna incanalarlo, trasformarlo in grinta, forte concentrazione e VOGLIA massima di vincere, assieme a tutto il positivo dimostrato dai giocatori e dalla squadra finora.

E se assieme al “VOGLIO VINCERE” (di ciascun giocatore) ci sarà anche il “VOGLIAMO VINCERE” della squadra biancazzurra (il “Noi”), oltre ad una squadra (che già conosciamo) di campioni giocherà una squadra “campione” (di coesione) e per l’avversario Trapani non ci sarà più nulla da fare.

La “FAME” DI VINCERE (ovvero la motivazione dei giocatori, della squadra e dell’allenatore) farà la differenza in questa finale (a parità delle altre condizioni, compresa la fortuna), purché abbinata alla lucidità, alla concentrazione (verso l’obiettivo e non alle emozioni) e al rimanere positivi (e non alla “furia cieca”).

In particolare, dal punto di vista mentale è molto importante verificare se la squadra e i giocatori ora pensano che DEVONO Vincere (“obbligo”) o se, invece, VOGLIONO Vincere (“volontà”).

Perché a livello mentale, giocare una finale con la “volontà e consapevolezza di raggiungere tenacemente l’obiettivo desiderato” (“Vogliamo”), invece che giocarla con “l’obbligo” di vincere (“Dobbiamo”), fa la differenza.

E’ fondamentale dirsi, ora più che mai, che tutti “VO(G)LIAMO LA SERIE A!