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Il momento del Delfino analizzato da un punto di vista del tutto peculiare, che non manca affatto di spunti interessantissimi .Ecco il nuovo appuntamento con la rubrica di PescaraSport24 “Calciologicamente”. Un punto di vista diverso da quello consueto sulle vicende biancazzurre affidato al dott. Pietro Literio. Buona lettura!

Il Delfino ha smarrito la vittoria e la serenità. Ormai è “coazione a ripetere” direbbe Freud. E’ normale perderla dopo 8 gare consecutive senza vincere (con le ultime 4 perse), subendo 16 gol in più e facendone 6 in meno rispetto alle precedenti 8 gare. Il giocattolo Pescara si è rotto o inceppato? E’ tutta colpa della “testa” come dice Oddo?

Adesso tutti sono sempre più sotto esame e sotto processo, la difesa in particolare: e così sale l’ansia da prestazione, la paura di sbagliare e di perdere (fino alla fobia), e le giocate (soprattutto in difesa) risultano goffe, ingenue e insicure.

E’ la sindrome del “millepiedi”, capace di muovere i suoi tanti arti con sincronismo senza che si intralcino tra loro: ma se ai suoi movimenti inconsci, automatici “magicamente” il millepiedi iniziasse a farci troppa attenzione (la famosa “testa”) non camminerebbe più.

I movimenti sarebbero impacciati e desincronizzati e non ce la farebbe a controllare tanti muscoli e tanti arti. Lo stesso accade se cominciamo a fissarci troppo su nostre azioni automatiche (es. guidare l’auto, scendere le scale), che diventano così innaturali, insicure, soffocate (“Choking”) o bloccate (“Freezing”).

E’ questo che accade al giocatore di basket quando sbaglia i tiri liberi senza arrivare neanche al ferro o allo studente che improvvisamente all’esame non ricorda più nulla.

Tutto ciò per effetto della troppa attenzione volontaria sul comportamento (effetto “lente di ingrandimento”): così un calcio d’angolo contro il Pescara viene vissuto come un calcio di rigore per la paura crescente di sbagliare e di prendere gol.

Infatti, gli studi confermano che l’autoefficacia (ovvero la propria sicurezza o convinzione nei propri mezzi/capacità) funziona benissimo se non viene disturbata dalla troppa attenzione.

Ma se questa è la diagnosi (la troppa “testa”) qual è la TERAPIA? Sicuramente il rimedio non è fare di più come hanno dichiarato alcuni (“dare il 120%, metterci più cuore e gambe, cacciare gli attributi e l’orgoglio”), ma fare soprattutto diversamente, altrimenti “il tentativo di risolvere il problema diventa il problema”.

Significa intervenire sulla “testa” dei calciatori con una strategia ben conosciuta chiamata “Mental Training”.

Ma significa anche agire sugli altri aspetti della prestazione sportiva di squadra (fisico, tecnico, tattico, mentale) che sono allo stesso tempo ognuno causa ed effetto dell’altro (in virtù della cosiddetta “causalità circolare”).

Basta guardare il Lanciano che è tornato a vincere (6 gare su 8) con il nuovo l’allenatore non solo parlando di coraggio e sfrontatezza, ma modificando l’assetto tattico. Infatti è passato dal 4-3-3 o 3-5-2 ad una maggiore copertura, con il 4-4-2 o 4-5-1. E così ha protetto (dicono le statistiche) più la sua area e ha anche reso il suo gioco più pericoloso.

Del resto lo stesso Oddo, subentrando lo scorso anno non solo portò convinzione ma anche modifiche tattiche importanti (Torreira in primis), arrivando in finale senza mai perdere. Tutto ciò dimostra che l’assetto tattico ha un grande riflesso sull’aspetto mentale (sulla testa) e viceversa.  

Il Delfino dovrebbe quindi rinunciare (temporaneamente) a rispecchiarsi solo nel suo gioco offensivo e spettacolare e cercare di “cambiare pelle” (tatticamente) fino a quando non si ritroveranno vittoria e sicurezze.

Del resto errare è umano ma perseverare con l’alibi che la squadra è viva, gioca, crea, sarebbe diabolico. Forza Pescara!

Pietro Literio